Santa Maria di Licodia

Santa Maria di Licodia

Hotel a Santa Maria di Licodia CT

 

Santa Maria di Licodia (Santa Marìa de Fuddia in siciliano) è un comune di 6757 abitanti della provincia di Catania.

Sorge a m. 442 s.l.m., sul versante sud occidentale dell’Etna. Il comune è circondato da lusseregianti campagne coltivate per lo più ad agrumi e uliveti nella parte bassa, e a vigneti nella zona alta. La ferrovia Circumetnea e l'ex strada statale 121, ideata durante l'epoca borbonica, che nel centro abitato prende nome di Via Vittorio Emanuele, attraversano l'abitato. Dal capoluogo di provincia è ben raggiungibile attraverso la strada a scorrimento veloce Catania-Paternò. La Città fa parte della Provincia di Catania e dell'Arcidiocesi di Catania, ed è inserita tra i comuni del Parco dell'Etna.



Etimologia del nome Licodia

L’odierno nome di Licodia, ha senz’altro origini greche, ed è stato interpretato in parecchie versioni. Alcuni sostengono che la radice “lukos” deriverebbe dal greco lupo, quindi “Terra dei lupi”. A ciò fa riferimento la scritta greca sulla Icona della Madre di Dio di Licodia, venerata nella Chiesa Madre, che così cita;
    « “O Augusta Madre di Dio, guidaci nel cammino dei lupi” »
   

Altri invece sostengono che deriva dal termine bosco, in riferimento alla distesta boschiva che copriva ormai il territorio su cui un tempo sorgeva la città romana. Altre opinioni invece asseriscono che significa bella vista, in quanto dalla timpa cittadina, si gode un'ottima veduta sui monti Erei e sulla Piana di Catania.
Cultura e luoghi d'interesse

Chiesa Madre 

Intitolata al Santissimo Crocifisso, è l’edificio più importante e caro ai licodiesi. In quanto Chiesa Matrice, svolge un ruolo fondamentale per la vita religiosa cittadina. La chiesa ha origini molto antiche, sicuramente basso medioevali, si suppone che l'originario luogo di culto sia infatti d'origine bizantina. Le prime fonti datate risalgono al 1143, quando il conte Simone di Policastro donò la Chiesa di Santa Maria e il monastero annesso al monaco Geremia. Nel 1205, il monastero veniva elevato al rango abbaziale e la chiesa di Santa Maria, secondo disposizioni del Vescovo Ruggero, veniva eretta chiesa sacramentale. L'attuale edificio conserva le caratteristiche dovute agli interventi dell'abate Giacomo de Sorris nel 1344, che conferirono all'edificio l'aspetto e il ruolo di una "Ecclesia munita" (Chiesa fortezza). Nel 1453 la chiesa, venne restaurata e ingrandita secondo il piano di rinnovamento attuato dall’abate Giovanbattista Platamone. Ulteriori interventi si ebbero nel 1640 con l'abate Caprara e nel 1724. Nel 1743 affiancata alla chiesa monastica di Santa Maria, venne eretta, la Chiesa del Santissimo Crocifisso o Santissimo Salvatore, a spese dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e delle Anime Purganti, provvista di una cripta idonea al seppellimento dei confrati defunti e dei cittadini. Nel 1754 il vescovo Pietro Galletti, concedeva al monastero la facoltà di elevare a parrocchia la Chiesa del Santissimo Crocifisso.

Tra il 1831 e il 1856, la Chiesa del Santissimo Crocifisso, per venire incontro alle esigenze della crescente popolazione, venne ingrandita e negli stessi anni, seguendo il progetto di rinnovo, abbellimento e armonizzazione del centrale piano della Murame, fu ideata una facciata che unificasse esteriormente le due chiese.

In seguito alla soppressione degli ordini monastici, il monastero e la chiesa monastica, ridedicata a san Giuseppe in seguito alla proclamazione a Patrono avvenuta nel 1876, divenne proprietà del comune. Nel 1879 venne riaperta al culto, ma restò proprietà del comune fino al 1905, quando venne concessa alla chiesa del Santissimo Crocifisso a condizione che le due navate fossero unite. Questo avvenne mediante l’apertura di tre archi nel muro mediano nel 1919, originando così una tipologia atipica per l’impianto chiesastico, le due navate.

Tra le opere principali conservate nella chiesa di ricordano i dipinti San Leone Taumaturgo che sconfigge il mago Eliodoro di Matteo Desiderato del XVIII secolo, e la Sacra Famiglia di Giuseppe Rapisardi del 1841, e il simulacro del Patrono San Giuseppe

Torre campanaria
Loggia superiore della Torre Camapanaria
Facciata ovest della Torre Camapanaria

E' per eccellenza il simbolo glorioso del Comune. L’edificio merlato, dedicato secondo la tradizione benedettina a San Nicolò, è un'opera del 1143, edificata su una precedente fortificazione d'epoca araba. Lo stile di transizione la colloca nell’epoca di passaggio dal romanico al gotico. Di pianta quadrangolare ha la facciata principale rivolta ad oriente su cui si aprono bifore dagli archetti con l’intradosso a tutto sesto e l’estradosso a sesto acuto, decorato con motivi ornamentali e animali di stile romanico. Le bifore a nord sono di eguale misura, le bifore rivolte ad oriente sono di diversa grandezza e sulla facciata rivolta a sud si apre una grande monofora a tutto sesto. Notevole è l’effetto decorativo della loggia superiore, realizzato dal contrasto tra la pietra lavica scura e la bianca pietra calcarea. Sulla facciata principale dell’edificio, è impresso lo stemma dell’Abate Vescovo Platamone, restauratore dell’edificio nel 1454. Il quadrante circolare di un antico orologio sovrasta la grande monofora decorata. Al pian terreno dell’edificio si osservano tracce della medioevale cappella di San Leone, antico luogo di sepoltura dei monaci, da cui proveniva una quattrocentesca tavola San Leo del Panacchio che adesso si trova a Catania. La torre svolgeva anche la funzione di anello di congiunzione tra il castello di Adrano e quello di Paternò per le segnalazioni luminose. Attaccato alla torre si trovava il chiostro del monastero benedettino demolito nel 1929.

Fontana del Cherubino 
    Popolarmente detta 'a funtana, risale al 1757, su una preesistente fonte del periodo Aragonese, alimentata da una delle tante sorgenti naturali del territorio.

Palazzo Municipale
Facciata del palazzo Comunale del 1662

Dalle origini medioevali, più volte ampliato ed trasformato durante i secoli, l’edificio aveva funzione di rappresentanza, in questo corpo di fabbrica, prospiciente sul piano centrale ed affiancato alla Chiesa Monastica, risiedeva l'Abate. L’attuale edificio risale al 1646, come è riportato sulla facciata, a metà ottocento, vennero però apportate delle modifiche al prospetto. A seguito della scorporazione di beni ecclesiastici, nel 1860, fu adattato a sede municipale.

Interessanti reperti medioevali si riscontrano all’interno. Frammenti di pavimentazione del secolo XIV ed elementi romanici e gotici. L’ arco in pietra lavica del XII secolo, cavalca via che consente il passaggio in piazza, dal “piano della Badia”' attuale piazza Madonna delle Grazie, è il fulcro del prospetto, ed è sovrastato da barocco balcone principale, in pietra bianca. Testimonianze dell’epoca medioevale e delle sovrapposizioni architettoniche dei vari secoli, si notano nella prima sezione della facciata. Interessante, al piano superiore, la stanza del sindaco, ex stanza dell’abate, con un ricco arredo mobiliare ligneo, il soffitto decorato, e un lampadario in vetro.

Zona archeologica

    * La Civita

Gli scavi archeologici della città greco-romana di Inessa
La botte d'acqua, incisione di J. Heoul del XVIII secolo, all'Ermitage di San Pietroburgo

Nella contrada Civita, a sud est dell'abitato, nell'anno 1951, venne alla luce i resti di un agglomerato urbano, con una grossa cinta muraria, oltre a resti di bronzi, ceramiche, terrecotte ed altro. Gli esperti sentenziarono che si tratta dei ruderi dell'antica città di Inessa. I Beni archeologici rinvenuti nella zona sono esposte nei musei archeologici di Adrano e Siracusa, ma a causa della assoluta indifferenza di chi di dovere, la zona lasciata reclusa in proprietà private, è stata depredata più volte da bande di tombaroli. Nella zona sono presenti anche i ruderi di un acquedotto greco-romano, adoperato per trasportare l'acqua da Santa Maria di Licodia a Catania. L'imponente opera fu restaurata a suo tempo dal Console Romano Flavio Arsinio. Il pittore J.Heoul, durante il suo viaggio in Sicilia nel secolo XVIII, immortalò nelle sue tele i resti dell'acquedotto, oltre al serbatoio d'acqua, esistente fino alla fine del secolo XVIII, nella zona denominata "costa botte", attuale piazza Matteotti, a sud dell'abitato.

    * Torre di contrada Calafato

Torre di Calafato

Interessante reperto di epoca greca, dalla funzione ancora incerta, potrebbe trattarsi infatti di una tomba o di un luogo di culto. La struttura si innalza come una piramide a gradoni, in cima alla quale si apre un piano calpestabile, probabile accesso ai vani sottostanti. Ritenuta per molto tempo opera di muratori locali, costruita allo scopo di vedetta per le campagne. Solo da alcuni anni si è scoperta la sua vera, e molto più nobile origine. Ben visibile dalla strada, ma non visitabile perché reclusa in una proprietà privata.

    * .I solenni festeggiamenti, che la città di Santa Maria di Licodia tributa in onore al Patrono San Giuseppe, vengono ininterrottamente celebrati l’ultimo sabato domenica e lunedì del mese di agosto, dal lontano 1876. La festa ha origini più antiche, certamente risalenti al secolo XVII, ma fu proprio in quell’anno che il Beato Giuseppe Benedetto Dusmet, Cardinale Arcivescovo di Catania, decise di collocare i festeggiamenti nel mese di agosto, in concomitanza con l’anniversario di fondazione e infeudazione del villaggio di Licodia (Agosto 1143), e della successiva autonomia comunale ottenuta con Regio Decreto nell’Agosto 1840.




    * San Giuseppe

Il Santo Patrono è ricordato in maniera solenne anche il 19 marzo, nella sua festa liturgica. Per l’occasione si svolge in Chiesa Madre la Settina in onore al Santo. Tradizionale il pranzo dei Virgineddi, offerto ai bambini in onore al Patriarca. Il 19 marzo si svolge una breve processione con il simulacro, portato a spalla sulla piazza.

(Speciale suSan Giuseppe di marzo)

      * Madonna del Carmelo
      Processione della Madonna del Carmelo

La Compatrona, viene solennemente festeggiata il 16 e 17 luglio. La festa è anticipata dalla solenne quindicina che si tiene nella Chiesa del Carmine. Nei giorni della festa si svolgono le solenni processioni della Madonna sul fercolo, per le vie del paese. Immancabili i fuochi d’artificio e gli spettacoli musicali.

(Speciale sulla festa della Madonna del Carmelo)

    * Madonna Assunta

In contrada Cavaliere, il 15 agosto viene festeggiata la Madonna Assunta, con la processione del fercolo a spalla per le vie della contrada.

    * Fiera dell’Etna

Durante il mese di settembre, si tiene sulla piazza Umberto I, la Fiera dell’Etna. Mostra fieristica di artigianato locale, e spettacoli musicali e di vario genere.

    * L’Immacolata Concezione

L’8 dicembre viene solennemente ricordata la Madonna Immacolata, grandemente venerata nella cittadina. Il prezioso simulacro, dalla Chiesa Madre viene portato in processione a spalla, per le vie del paese, seguito da una moltitudine di fedeli. Il rientro in chiesa è salutato da uno spettacolo di fuochi d’artificio.
 

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